Escluse tutte le prese effettuate in maniera diretta sotto la cintura con penalizzazione di Hansokumake immediato in caso di esecuzione.
Prima o poi ci dovevamo arrivare. Per il malato signor JUDO, dopo che i suoi praticanti erano stati avvisati dello stato di salute, ed avergli somministrato varie medicine, è arrivato il momento dell’operazione chirurgica. Operazione avviata lo scorso anno, e dal 2010 operativa in tutto il mondo e con effetto immediato.
Alessandro Geri, responsabile tecnico degli arbitri, è stato chiaro, e chiare sono state le slides e i filmati che durante lo stage d’aggiornamento tenutosi ieri a Siena sono stati presentati agli ufficiali di gara e ai tecnici della Toscana.
Niente più prese sotto la cintura, niente più mani o braccia in cerca di un pantalone, niente più spanciate. Finalmente. Si torna al judo eretto, con le prese, a tirare tecniche efficaci, ad attaccare esponendosi anche a gaeshi, insomma si ritorna allo spettacolo, a quel judo che ha appassionato ed appassiona ancora generazioni di quarantenni, ma che da molti era considerato vecchio e sorpassato.
Con questa operazione, purtroppo, si escludono alcune tecniche portate direttamente come: rio ashi gari, morote gari, kuchichi taoshi, la coppia te guruma e sukui nage, kibizu gake poi il famigerato kata guruma che, fino a che era portato in piedi o al massimo con un ginocchio a terra, era una tecnica difficile che esponeva anche a contro colpi, ma poi degenerata in una sorta di tuffo in avanti chiamato in diverse maniere, tama guruma, kata otoshi, ecc. Difficile, per queste tecniche, applicare il principio di “sen no sen”, e anche il “go no sen” deve essere molto evidente.
Ricordo, e credo che molti toscani lo ricordino con me, i kata guruma portati da Fanfani (Kodokan Firenze) in posizione eretta. Uno spettacolo di potenza. Oppure quelli portati da Vladimir Nevzorov su Koji Kuramoto nel 1975 a Vienna e l’anno dopo ripetuto, prima del tai otoshi da ippon, alle Olimpiadi di Montreal. Attenzione, allora le finali erano di 10 minuti, si fa per dire. Dopo otto minuti di battaglia, a quel livello, non è facile portare una tecnica di questo tipo. Peccato, per un pezzo non potremo più vederle, ammesso che ci sia ancora qualcuno in grado di eseguirle a quel modo.
Una cosa è certa, per chi fa judo e lo insegna in maniera corretta, cioè non guarda al risultato di una competizione, ma cerca di formare i propri allievi, chiamiamoli così, nella correttezza del DO, il problema non si pone. Il problema se lo deve porre chi fa judo solo per vincere le competizioni e forma i propri atleti in questo spirito. Questi, e mi auguro siano pochi, dovranno ripensare tutta la loro filosofia d’insegnamento.
Riporto di seguito l’intervista a Juan Carlos Barcos Direttore del settore Arbitraggio IJF a Suwon (Korea) ieri 16 gennaio durante lo svolgimento della World Masters Cup: «Sono molto contento di quanto ho visto oggi. In sette finali, cinque si sono concluse con ippon stupendi. In una gara come questa, con gli atleti del massimo livello e paesi anche con due judoka a combattere tra loro, è sempre molto difficile vedere degli ippon. Ci sono state anche moltissime tecniche diverse, anche in combattimenti conclusi con punteggi inferiori all’ippon». Ha aggiunto alcuni numeri interessanti: solo tre Hansokumake (squalifica) per presa alle gambe e nessun hantei (decisione dei giudici). «Abbiamo visto fra l’altro Mongolia e Uzbekistan, due paesi che tradizionalmente utilizzavano molto le tecniche sotto la cintura, vincere l’oro, fatto che dimostra come non cambi niente se fai judo» ha aggiunto.
Che sia la volta buona ?
Bruno Nibbi